Covid-19 Opensource
Si sta temporeggiando, in attesa del vaccino. Avrei piacere, quando qualcuno me lo imporrà con la forza della Legge, di sapere TUTTO su quell'intruglio.
Ad oggi, si contano una trentina di progetti, in tutto il mondo, al lavoro su una dozzina di potenziali vaccini. I tempi della ricerca non sono brevi. L’agenzia europea del farmaco, l’Ema, così come la «sorella» americana Fda, Food and Drug Administration, hanno autorizzato l’applicazione dello schema rapido di approvazione Prime (Priority medicines).
Questa pandemia potrebbe essere l'occasione per dimostrare che siamo TUTTI in buona fede, dando vita ad un approccio "Opensource" alla soluzione del problema. Una condivisione pubblica, non l'ennesima corsa all'arricchimento dei pochi con i portafogli dei molti.
Per approfondimenti: QUI e QUIEtichette: Covid-19, Opensource, Politica Internazionale, Politica italiana, Salute, Scienze
A proposito di naso
In Iran uno studio effettuato su larga scala sembra suggerire una correlazione tra Covid-19 e perdita dell'olfatto.Etichette: Covid-19, Iran, Politica Internazionale, Politica italiana, Salute, Scienze
Superfici
Uno studio del New England Journal of Medicine (PDF completo: QUI) ha calcolato che il coronavirus del momento resiste per tempi differenti sulle superfici di uso più comune. Fino a tre giorni su plastica ed acciaio inossidabile, non più di quattro ore sul rame.
RAME.
Quello che non si vede più in ospedali, scuole, chiese o case.
Avete mai visto igienizzare i corrimano in ospedale? Oppure i letti?
Banchi e suppellettili in chiesa, scuola, poste, banche?
Stadi, anfiteatri?
Il rame è stata l'unica superficie metallica antimicrobica approvata dall'EPA (l’agenzia ambientale americana).
Per approfondimenti: QUI Etichette: Covid-19, Politica Internazionale, Politica italiana, Salute, Scienze, Società
Mascherine
A. D. 2020, quello della malattia Covid-19, la più nota tra quelle provocate dalla numerosa famiglia dei Coronavirus.
"Non toccatevi bocca, naso ed occhi", dicono.
Subito dopo aggiungono: "indossate mascherine che coprano bocca e naso".
E già qui ho il sospetto che non si rivolgano a me. Non ho mai lasciato che mi sputassero in un occhio, anche per via della miopia.
Apro uno dei "giornaloni" e trovo la seguente infografica:
La maggioranza di quelli che nella penisola corrono in farmacia o in ferramenta lo fanno con l'intenzione di proteggere sé stessi, mica gli altri. Ed i familiari, certo.
Guardo un po' tra le immagini che offre Internet sull'argomento e trovo anche queste, che mi tolgono ogni dubbio:
Lombardia: Governatore, Consigliere ed Assessore al Welfare, Sindaco del Capoluogo. Tutti con la valvola, il TOP.
Questa è l'eccellenza "di/in Regione Lombardia".
"Gira una brutta influenza; potreste averla già avuta oppure averla ancora senza saperlo. Fate più attenzione del solito. Protezioni totali che non siano tute contenitive, al momento, non ne esistono. Comportatevi come se anche voi foste malati e cercate di contagiare il meno possibile chi vi sta intorno" in Italia che effetti avrebbe avuto?
Visto che, per legge, per moda od opportunità, la travisazione del volto si renderà necessaria, indico QUI delle linee guida di massima relative ai materiali e alla stratificazione di maschere filtranti (ex Art. 16 comma 2 DL 17-03-2020 n.18), intese a limitare la trasmissione del contagio da coronavirus SARS-CoV-2. (Fonte: Politecnico di Bari)
I materiali necessari possono essere acquistati ancora a prezzi ragionevoli.
Il niqab ed i passamontagna, magari con l'aggiunta di occhialoni fascianti, saranno ora motivo di rassicurazione piuttosto che di allarme. Per non dire dei caschi integrali da motociclista. "Meglio esser rapinati da un professionista che abbracciati dal vicino di casa" sarà il primo pensiero di molti.Etichette: Covid-19, Politica Internazionale, Politica italiana, Scienze, Società
Iraq ed al Qaeda. Solo bugie

Un
nuovo rapporto della Commissione intelligence del Senato americano, che raccoglie due anni d'analisi sulle modalità con cui l'amministrazione Bush decise la guerra all'Iraq, smonta in via definitiva il castello accusatorio usato dalla Casa Bianca per giustificare l'intervento.
Saddam Hussein non aveva alcuna fiducia in Al Qaeda e considerava gli estremisti islamici come minacce al suo stesso regime, rifiutando tutte le richieste di aiuto materiale e operativo pervenutegli.
«Si tratta di una prova schiacciante dei tentativi ingannevoli, fuorvianti e mistificatori di manipolare le informazioni da parte dell'amministrazione Bush-Cheney.
Ancora il 21 agosto scorso il presidente Bush ha sostenuto l'esistenza di un legame tra Saddam e Zarqawi»
-Carl Levin, Senatore democratico
"Saddam wasn't going to attack us. He would've been isolated there. He would have been in control of that country but we wouldn't have depleted our resources preventing us from prosecuting a war on terror which is what this is all about."
Sen.
John Rockefeller, D-W.Va.
Rockefeller went a step further. He says the world would be better off today if the United States had never invaded Iraq — even if it means Saddam Hussein would still be running Iraq.
Watch the Rockefeller interview.
Read the Senate committee report on information provided by the Iraqi National Congress. (211 pgs.)
Read the committee report on Iraq's alleged terror links. (151 pgs.)
Etichette: Iraq, Politica Internazionale
La grande scacchiera: la mossa del cavallo
La Russia in un paio di anni, senza colpo ferire, è stata capace di diventare il primo produttore ed esportatore mondiale di petrolio.
Ha appena superato l'Arabia Saudita, le cui riserve stanno calando.
In Europa, a breve, se ne sentiranno le conseguenze.
Forse anche la Juventus avrà il suo nuovo magnate.
Putin, accerchiato da Paesi messigli alle costole dagli USA,
ha stretto accordi con Algeria, Venezuela, repubbliche ex-sovietiche dell'Asia centrale, e Iran.
Una mossa paragonata da qualcuno a quella del cavallo nel
gioco degli scacchi.
Accordi così saldi da far parlare di un Anti-OPEC.
Grande commissionaria: la CINA.
E gli scambi si fanno in EURO.
Grazie alle guerre di Bush, ha estinto in questi giorni
tutti i debiti contratti con le banche europee da Eltsin.
Avrebbe dovuto terminare nel 2015 ma all'epoca il barile di petrolio
costava 13 $, oggi 73$.
Ripagare il debito rafforzerà l'autorità internazionale della Russia come Stato
22 miliardi di dollari sborsati sull'unghia.
I creditori internazionali non potranno più impicciarsi
dei fatti suoi.
Tra le europee, Germania e Norvegia non sono state a guardare.
Qualcosa ha fatto anche la Francia. Etichette: Politica Internazionale
Una luce inattesa. Viaggio in Afghanistan
Molti generali inglesi in queste settimane sembrano aver riscoperto la lezione di Kipling che raccontò del disastroso tentativo nell'800 di occupazione dell'Afghanistan.
Il famoso "Grande Gioco".
Prima di loro altri, passando per Tamerlano e finendo con Alessandro Magno.
Mai con esiti così disastrosi come negli ultimi due secoli.
Alla fine degli anni '70 l'intervento suicida dell'Unione Sovietica.
Infine gli USA /GB...
Consiglio la lettura di:
Una luce inattesa. Viaggio in Afghanistan
Jason Elliot
Un articolo di Marco Leofrigio dell'8 agosto:
Il Khyber Pass tornerà di nuovo a popolare gli incubi dei soldati di Sua Maestà? È quello che molti pensano in Gran Bretagna, ora che i britannici hanno assunto il comando della missione Isaf/Nato in Afghanistan, e che il contingente è salito a quota quattromila uomini. L’opinione pubblica teme la ricomparsa dei vecchi scheletri delle sconfitte subite durante l’era Vittoriana, inflitte dalle tribù delle impervie montagne centro-asiatiche nel corso delle precedenti guerre anglo-afgane (1839-42, 1878-1880). Anche a Maiwand, la provincia tra Kandahar ed Helmand, nel 1880 gli inglesi subirono una clamorosa disfatta. E ora questo distretto, che fa parte dell’area operativa delle forze britanniche, è una delle principali roccaforti dei Talebani, che si sono riorganizzati con formazioni da combattimento che hanno raggiunto la dimensione anche di colonne di duecento uomini e nelle scorse settimane sono passati all’offensiva conquistando, anche se per breve tempo, due villaggi nella zona di Kandahar. Gli studenti del Corano possono contare, inoltre, su solide retrovie che controllano le zone montuose del Pakistan, in particolare il Waziristan, che costituisce una base logistico-operativa indispensabile, così come lo erano per i Vietcong il Laos e la Cambogia durante il conflitto con gli Stati Uniti.
Da qualche tempo ai fedeli del Mullah Omar si è unito Gulbuddin Hekmatyar, uno degli ex-signori della guerra, prospettando una pericolosa alleanza tra elementi collegati ad al Qaeda e l’insurrezione afgana. Informazioni sulla nuova strategia dei guerriglieri provengono da uno dei comandanti del movimento, Gul Mohammed, che è stato recentemente intervistato da Asia Times Online. Mohammed venne arrestato nel 2001 ma rilasciato due anni dopo, approfittandone per riunirsi ai suoi vecchi commilitoni con oltre un migliaio di uomini. Nell’intervista ha delineato due cardini per la lotta in corso: uno militare e l’altro politico. ««Il movimento si è evoluto da guerriglia a ribellione diffusa con una base forte nel sud del paese e a nord di Kabul e il sentimento su cui fa leva è chiaramente l’ opposizione alla presenza di truppe straniere. Nella parte meridionale del paese le roccaforti sono attorno alle città di Kandahar, Qalat e Helmand e possiamo contare su stock di armi predisposte prima dell’attacco delle forze americane nel 2001». L’intensificazione della lotta risulta evidente analizzando il dato sugli attacchi kamikaze: appena cinque nel 2004, ben ventuno nel primo semestre 2006: maggio è stato il mese peggiore dal 2001 con oltre 400 persone uccise.
Ma oltre la recrudescenza dello scontro sul campo, quello che preoccupa in Occidente è la piega presa sotto l’aspetto politico. Autorevoli centri di studi strategici confermano i segnali di aumento di consenso del movimento talebano tra la popolazione afgana: fonti attendibili valutano che a Kandahar l’80% della popolazione li appoggi più o meno apertamente. La cosiddetta battaglia per i cuori e le menti si sta orientando a sfavore della coalizione occidentale, a causa di un mutamento di percezione tra la popolazione che minaccia i grandi sforzi compiuti sia da parte statunitense sia da parte Nato. Da par suo il governo di Kabul ritiene che Islamabad controlli alcuni dei gruppi di combattenti ma che non faccia nulla per bloccarli, a parte le azioni repressive di carattere propagandistico condotte nel Waziristan. In ogni caso è un fatto che nel 2004 molti soldati pakistani siano caduti in diverse imboscate dei talebani, nella parte meridionale di quella regione. Alcuni attenti osservatori della stampa inglese hanno rilevato che la modalità operativa di queste imboscate è simile a quelle subite dagli inglesi nelle precedenti guerre anglo-afgane. Ed a rendere sempre più incerto il clima vi sono notizie di aiuti in armamenti provenienti dall’Iran: lanciarazzi e mitragliatrici pesanti, secondo alcuni, transitano dalla regione iraniana del Belucistan, le cui tribù trafficano con l’oppio afgano. I talebani hanno dunque rafforzato gli attacchi nel sud, in un chiaro tentativo di indebolire l’autorità di Hamid Karzai, in occasione del trasferimento del controllo delle province meridionali dalla coalizione a guida Usa alla forza Isaf/Nato, avvenuto in via definitiva il 31 luglio scorso. Il vero obiettivo di questi attacchi è la protezione delle ricchissime coltivazioni di oppio, fiorenti in questi distretti meridionali. Proprio la mission principale degli inglesi è la lotta alla produzione dell’oppio afgano, che vede in questa zona una produzione pari al 20% del totale. È evidente che gli sforzi per consolidare l’esecutivo filo-occidentale, dovranno essere accompagnati anche dal soft power della coalizione, altrimenti anche l’Afghanistan potrebbe scivolare in un pericoloso e per nulla auspicabile scenario di tipo iracheno.
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Iran. Quale futuro?
Altre cartine geografiche: 1, 2
Iran. Quale futuro?
A 28 anni dalla rivoluzione, la Repubblica Islamica affronta il momento più critico della propria storia.
E’ in corso il passaggio di potere tra i vecchi clerici settantenni e la seconda generazione di rivoluzionari.
Contemporaneamente, i rapporti con gli USA, a causa del controverso programma nucleare, non sono mai stati peggiori.
Il potere reale attuale deve la propria legittimità alla cacciata dello Shah, nel 1978.
Tuttavia, quello instaurato dall’ayatollah Khomeini è un regno spirituale ormai stanco.
E’ quanto pensa Mahan Abedin, un americano di origine iraniana che lavora per la Jameston Foundation,
certamente tra i massimi esperti del regime persiano.
La popolazione negli ultimi cento anni è raddoppiata, arrivando a 70 milioni. Più della metà, quindi, ha un’età inferiore ai 17 anni.
Il 60% è analfabeta. Il 60% dei tossicodipendenti ha tra i 14 ed i 16 anni.
Questi ragazzi, soprattutto nelle città, avanzano richieste di pluralismo e di liberalizzazione morale, contro l’ipocrisia dei grandi teologi
che citano il Corano ma che vivono nel lusso, dividendosi i proventi del petrolio, controllando con mano di ferro i monopoli economici
e commerciali, secondo una gestione clientelare.
Non sopportano che gli venga negata persino la possibilità di ascoltare musica pop.
Loro non hanno vissuto il regime da cui ebbe origine la rivoluzione religiosa.
Amhadinejad e la ristretta cerchia che sta dietro di lui lo sanno. Vogliono dare nuovo slancio a tale rivoluzione.
Hanno conquistato la propria legittimità sul campo, in una lunga guerra contro Saddam, armato dagli americani negli anni ’80.
Una guerra vinta.
Ahmadinejad stesso viene dalle file delle guardie rivoluzionarie Pasdaran.
Uomini votati alla morte, fortemente ideologizzati, che hanno visto cadere centinaia di migliaia dei loro coetanei,
sviluppando un nazionalismo estremo e una visione messianica della supremazia sciita sull’Islam.
L’ayatollah Ali Khamenei, il capo spirituale della repubblica islamica, non sembra avere alcun effetto su di loro.
Apparentemente, non cercano l’arricchimento privato: Ahmadinejad, anche con il suo stile di vita semplice,
ha conquistato i voti delle masse impoverite che hanno creduto alle sue promesse egualitarie e sociali,
indicate come l’essenza della rivoluzione di Khomeini , “il puro”.
Da agosto 2005, in pochi mesi di governo, Ahmadinejad ha sostituito importanti banchieri e personalità a capo delle finanze
con compagni d’arme, giovani con un passato nei Pasdaran, cambiando profondamente l’esecutivo.
Lo stesso ha fatto con i propri ambasciatori, mettendo al loro posto uomini inesperti.
Gli attesi progressi economici e sociali, tuttavia, non si vedono.
Questo perché, come detto, il potere reale è ancora nelle mani dei vecchi clerici e della loro fitta rete di controllo clientelare del paese.
Da qui, molto probabilmente, tutti gli atteggiamenti provocatori verso gli USA.
La devastazione di una guerra rappresenta l’occasione di una «catarsi completa», la purificazione del regime dal “pensiero occidentale”.
I riformisti e i moderati sanno bene che un’aggressione americana sarebbe la fine, per almeno un’altra generazione,
dell’emergente movimento pluralista, se non democratico, che nasce dal basso, dagli studenti di Teheran e dai ceti urbani.
E’ loro chiaro che gli estremisti della «seconda generazione» approfitteranno dello stato di guerra per prendere il pieno
controllo della politica interna ed estera.
Gli ayatollah temono, a ragione, che un’economia di guerra porterebbe allo smantellamento di quella rete che oggi assicura loro potere e privilegi.
Ahmadinejad sa che, per le caratteristiche geografiche e demografiche, gli americani non potrebbero occupare il suolo ma
effettuerebbero una lunga campagna di bombardamenti ad intervalli regolari, affiancata da un severo embargo ed isolamento internazionale.
Ha resistito Saddam per anni. Possono benissimo farlo loro.
A meno che non gli arrivi in testa una bomba atomica…
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